L'espropriazione non è di per sé ostativa al compimento dell'usucapione in favore del precedente proprietario: questo il principio affermato dalla Corte di Cassazione, sez. II, con sentenza n. 25594 del 14 novembre 2013. I Giudici di legittimità osservano che il decreto di espropriazione non comporta, di per sé, la perdita dell'animus possidendi sul bene da parte del precedente proprietario il quale, pertanto, potrà legittimamente invocare il compimento in suo favore dell'usucapione, qualora l'espropriante non abbia poi proceduto all'immissione in possesso, né attuato il previsto intervento urbanistico.

Dunque, la Suprema Corte, nel considerare i rapporti tra espropriazione ed usucapione, ha aderito ad un determinato orientamento giurisprudenziale secondo il quale non è ricompreso tra gli effetti automatici di un decreto di espropriazione per pubblica utilità né il venir meno del possesso del bene da parte del soggetto espropriato o di un terzo, né il mutamento in detenzione del protrarsi del godimento del bene da parte di costoro, occorrendo, al riguardo che l'espropriante ponga in essere un atto di immissione nel possesso del bene ( cfr. Cass. Sez. 2, 4 dicembre 1999, n. 13558).
Inoltre, si rileva che in tema di usucapione, tanto il trasferimento volontario che quello coattivo, non integrano gli estremi di un trasferimento della proprietà, specie in caso di espropriazione, in quanto il trasferimento è avvenuto contro la volontà dell'espropriato e senza alcun accordo tra quest'ultimo e l'espropriante.
Pertanto, dato che a seguito di espropriazione il possessore non muta l'animus possidendi, ne consegue che l'espropriato può del tutto legittimamente invocare il compimento a suo favore dell'usucapione tutte le volte in cui alla dichiarazione di pubblica utilità non siano seguiti né l'immissione in possesso, né l'attuazione del previsto intervento urbanistico da parte dell'espropriante, del tutto irrilevante appalesandosi, proprio ai fini dell'usucapione, la consapevolezza dell'esistenza dell'altrui diritto di proprietà.
Pertanto, se a seguito di un decreto di espropriazione per pubblica utilità non interviene o non è stato dato seguito a nessun atto di concreta immissione nel possesso da parte dell'espropriante, non vi è alcun acquisto del possesso del bene espropriato, in quanto l'interruzione del possesso del bene espropriato deriva soltanto da una situazione di fatto che impedisce materialmente l'esercizio ( cfr. Cass. 6 giugno 1983 n. 3836).
E' importante rilevare che, in virtù del citato orientamento giurisprudenziale, anche a seguito del decreto di espropriazione per pubblica utilità, il proprietario del bene espropriato che mantiene il possesso sul bene può legittimamente ottenere il riconoscimento dell'usucapione.

Chiedere è lecito, rispondere è cortesia.

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