Le sezioni unite della Corte di Cassazione, con la sentenza 22 luglio 2015 n. 15350 hanno affermato il principio di diritto secondo cui ai congiunti della vittima, deceduta immediatamente dopo la lesione subita, non spetti anche il diritto al risarcimento del danno iure hereditario.

Orbene, nulla quaestio sulla risarcibilità iure proprio dei prossimi congiunti per il danno subito derivante dall'evento morte di un caro, ma oggetto della questione è se a tale risarcimento possa aggiungersi anche quello a titolo ereditario.
Va osservato che la questione era stata sollevata dalla terza sezione della Corte di Cassazione che, con ordinanza del 4 marzo 2014, aveva rimesso gli atti al Primo Presidente della Corte per l'eventuale assegnazione alle sezioni unite.
Veniva rilevata, in effetti, l'esistenza di un contrasto interpretativo tra la sentenza della terza sezione penale 23 gennaio 2014 n. 1361 ed il precedente, contrario e costante, orientamento risalente alla sentenza delle sezioni unite n. 3475 del 1925.
In particolare, la sentenza Cass. Sez. III n. 1361/2014 ha affermato il principio di diritto secondo il quale deve ritenersi risarcibile iure hereditario il danno da perdita della vita immediatamente conseguente alle lesioni riportate a seguito di un incidente stradale.
Secondo tale orientamento la negazione di un credito risarcitorio della vittima, trasmissibile agli eredi, per la perdita della vita seguita immediatamente o a brevissima distanza dalle lesioni subite, contrasta con la coscienza sociale alla quale rimorderebbe che la lesione del diritto primario alla vita fosse priva di conseguenze sul piano civilistico. E' evidente il paradosso che il cittadino avverte e percepita dai giudici di legittimità. Come è possibile che a seguito di una lesione cui sia seguita immediatamente la morte, i prossimi congiunti non acquisiscano il diritto al risarcimento a titolo di eredi ed, invece, nell'ipotesi di morte preceduta da una lunga agonia tale tutela risarcitoria insorga.
Lo spirito innovatore di tale pronuncia appare, poi, evidente ove si consideri l'orientamento che in maniera netta affermava il principio opposto della non risarcibilità del danno iure hereditario qualora l'evento morte fosse seguito immediatamente alle lesioni subite.
In tal senso, la sentenza della Sezioni Unite 22 dicembre 1925 n. 3475 affermava che " se è alla lesione che si rapportano i danni, questi entrano e possono logicamente entrare nel patrimonio del lesionato solo in quanto e fin quando il medesimo sia in vita. Questo spentosi, cessa anche la capacità di acquistare, che presuppone appunto e necessariamente l'esistenza di un subbietto di diritto".
Siffatto orientamento è stato più volte ribadito dalla Suprema Corte e confermato anche dalla Corte Costituzionale con la pronuncia n. 372 del 1994.
La non risarcibilità del danno iure hereditario ai prossimi congiunti della vittima viene sostenuta facendo leva sull'argomentazione epicurea: nel momento in cui avviene l'evento morte la vittima non c'è più con la conseguente impossibilità per la medesima di acquisire il relativo credito e trasmetterlo agli eredi. In ogni caso, anche quando la morte segua alle lesioni dopo un breve arco temporale, occorre che questo, ai fini di una rilevanza risarcitoria, sia apprezzabile.
D'altronde, è doveroso evidenziare che la giurisprudenza è unanime nel riconoscere il risarcimento del danno iure hereditario laddove tra evento morte e lesioni intercorra un arco temporale apprezzabile. Proprio tale profilo rappresenta uno degli aspetti più problematici della questione poiché va a coinvolgere aspetti medico-legali.
Dunque, la pronuncia delle sezioni unite in commento, nel ribadire un concetto che sembrava già definito, ma posto in discussione con l'orientamento di cui alla sentenza 1361/2014 Cass. Sez. III, pone un paletto alle pretese risarcitorie avanzate dagli eredi della vittima ed assume particolare rilevanza pratica per quei casi, tristemente frequenti, di incidenti stradali in cui la vittima si spegne immediatamente dopo la lesione subita.

Chiedere è lecito, rispondere è cortesia.

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