privacy

  • Brand reputation e web popularity: tutti ne avete una

    I latini dicevano "verba volant et scripta manent", ma mai come ora tale detto è attuale e trova la sua massima espressione nel web 2.0. Ho già accennato come il web sia un incredibile cervellone digitale che non dimentica nulla e se questa è una comodità, nello stesso tempo diventa un problema per chi vuole invece essere dimenticato (c.d. diritto all'oblio) o che vengano dimenticati determinati fatti storici appartenenti al passato che possono concretamente ostacolare il diritto ad una sincera reputazione. Brandreputation e webpopularity (reputazione di un marchio/azienda e reputazione personale) non sono concetti astratti e riservati a qualche marchio internazionale o super star hollywoodiana, ma realtà che interessano ogni azienda o personaggio (pubblico e non) anche se non hanno mai nemmeno lontanamente pensato di averne una, non essendosi mai accostati ad un computer o ad un tablet o smartphone. Ma, allora come è possibile?

  • Diritto all'oblio: come chiedere la rimozione di una notizia sulla Rete

     

    Il diritto all'oblio salvaguarda l'esigenza delle persone di essere tutelate dalla permanenza su Internet di notizie (potenzialmente) lesive che hanno perso di interesse per la collettività in considerazione del notevole arco di tempo trascorso dal fatto di cronaca.

  • Diritto del lavoro e diritto alla social privacy

    A volte i social network vengono utilizzati per scopi assai diversi da quelli ipotizzati dai loro padri fondatori. Ed è così, che nella prassi, i social network vengono ampiamenti utilizzati per "farsi un'opinione". Nulla di strano visto che i social network vengono equiparati a piazze pubbliche. Ma cosa succede se ad utilizzare i social network in questo modo sono i datori di lavoro?

  • Gli aspetti legali della fotografia

    Oggi molte persone hanno a che fare con le fotografie. Non solo i fotografi professionisti, ma anche i semplici appassionati di questa bellissima forma d'arte, grazie anche ai numerosi strumenti di condivisione che pongono in risalto le loro opere creative (vedi flickr e pinterest). Ma come bisogna regolarsi con i diritti che ruotano intorno ad una fotografia, agli oggetti e alle persone rappresentate? Fino a che punto è possibile utilizzare una fotografia come opera personale e quando, invece, va richiesta la c.d. liberatoria? In questa breve guida cercheremo di fugare ogni dubbio.

  • La nuova figura del Responsabile della protezione dei dati personali

    Il Regolamento europeo sulla privacy, alla cui entrata in vigore mancano ormai poco più di tre mesi (25 maggio 2018), introduce la figura del Responsabile della protezione dei dati personali (anche detto Data Protection Officer), al quale spettano compiti di sorveglianza sulla corretta applicazione del Regolamento ai fini della protezione dei dati.

  • La Privacy al tempo dei social media

    Di privacy se ne parla ormai ovunque e anche da molto tempo, ma mai come ora è diventata una questione importante per tutti. Se fino a qualche anno fa riguardava solo i V.I.P. che reclamavano il diritto a non essere fotografati nella loro vita privata e a non vedere pubblicate le stesse foto nelle prima pagine dei più importanti giornali di gossip, oggi qualunque persona comune può soffrire dell'abuso che viene fatto dei suoi dati dati personali proprio a causa della vasta espansione dei tanto amati social network. Sono proprio i social network (primo fra tutti Facebook) ad aver reso tale diritto così attuale. Ma nonostante tutto la maggior parte dei cittadini italiani ancora dimostra di non sapere quali sono i diritti che gli vengono riconosciuti e in che modo i dati personali rilasciati vengano trattati.

  • Le novità introdotte dal Regolamento Europeo in materia di protezione dei dati personali

    È ormai prossima l’entrata in vigore del Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali, prevista per il 25 maggio 2018. Il Regolamento introduce alcune importanti obblighi in capo alle aziende, che si cercherà brevemente di riassumere.

  • Pene più severe per chi viola la privacy

    Ieri ho introdotto il rapporto Censis 2013 sulla percezione che gli italiani hanno della privacy. Da quello che emerge dalla ricerca effettuata, è evidente che la scarsa informazione fa aumentare le ansie e le paure degli utenti online. Non è tutta colpa delle informazioni, a volte carenti, perché nonostante l'elevata sensazione di pericolo appena il 58% si preoccupa di consultare l'informativa sulla privacy dei social networks e dei siti internet. Le misure di prevenzione esistono, sarebbe sufficiente conoscerle e metterle in pratica.

  • Sulla responsabilità dell'ISP, Google assolta in appello

    Il fatto

    Nel 2010, tre manager di Google vennero condannati in primo grado a 6 mesi di reclusione con l'accusa di diffamazione e violazione della privacy per non aver impedito, nel 2006, il caricamento su Google Video (ora non più attivo in quanto Google ha di recente acquisito un altro colosso di nome Youtube) di un video su un minore con sindrome di down mentre veniva insultato e vessato dai suoi compagni di scuola. L'accusa era, appunto, di mancato controllo preventivo. Un quarto dirigente, invece, veniva assolto.

Questo sito utilizza cookie e tecnologie simili.

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Per saperne di piu'

Approvo