Il fatto

Nel 2010, tre manager di Google vennero condannati in primo grado a 6 mesi di reclusione con l'accusa di diffamazione e violazione della privacy per non aver impedito, nel 2006, il caricamento su Google Video (ora non più attivo in quanto Google ha di recente acquisito un altro colosso di nome Youtube) di un video su un minore con sindrome di down mentre veniva insultato e vessato dai suoi compagni di scuola. L'accusa era, appunto, di mancato controllo preventivo. Un quarto dirigente, invece, veniva assolto.

La sentenza che ribalta il giudizio di primo grado

La corte d'appello di Milano ha assolto, il 21/12/2012, i tre manager condannati in primo grado a 6 mesi di reclusione, perchè il fatto non sussiste. In attesa  della motivazione della sentenza, possiamo anticipare che il collegio abbia applicato la legge, la quale non prevede alcun obbligo giuridico di controllo per gli internet provider. La difesa, sostenuta dall'avv. Bongiorno, ha osservato come nella sentenza di primo grado si fa riferimento ad un obblicgo "di cui non c'è traccia" nell'ordinamento italiano, mentre "la professoressa che era in quell'aula, aveva un obbligo giuridico mentre non ha mosso un dito. Noi, invece, siamo in quest'aula e non abbiamo nessun obbligo".

Conclusioni

La responsabilità del provider internet è una questione molto spinosa del diritto dell'informatica che ci promettiamo di approfondire in un apposito articolo. Resta il fatto che l'azione commessa, ad oggi, nonostante sia da tutti (giudice, accusa e difesa) considerata reato, rimane senza un vero colpevole, almeno per la giustizia

Chiedere è lecito, rispondere è cortesia.

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