Ieri ho introdotto il rapporto Censis 2013 sulla percezione che gli italiani hanno della privacy. Da quello che emerge dalla ricerca effettuata, è evidente che la scarsa informazione fa aumentare le ansie e le paure degli utenti online. Non è tutta colpa delle informazioni, a volte carenti, perché nonostante l'elevata sensazione di pericolo appena il 58% si preoccupa di consultare l'informativa sulla privacy dei social networks e dei siti internet. Le misure di prevenzione esistono, sarebbe sufficiente conoscerle e metterle in pratica.

 

Sempre secondo il Censis, il 40% di chi naviga in rete usa almeno una delle limitazioni previste per tutelare la propria identità digitale (limitazione dei cookies, personalizzazione delle impostazioni di accesso ai propri profili personali, navigazione anonima). Almeno su una cosa sembrano essere tutti d'accordo: la vigente legislazione in materia di privacy non è adatta a tutelare gli interessi giuridici in rete. Infatti, solo il 7,5% pensa che l'attuale normativa li tuteli adeguatamente. Personalmente ritengo che non siano necessarie pene più severe, ma solo maggiore educazione verso qualcosa che tutti usano e in pochi sanno come funziona. Gli utenti dovrebbero, prima ancora di imparare come tutelare la propria privacy, capire qual è il valore della riservatezza. Non riesco a comprendere come si possa invocare il diritto alla riservatezza e nello stesso tempo postare foto e momenti di vita quotidiana nella bacheca del proprio profilo come se niente fosse. L'educazione previene la maggior parte dei problemi, anche sul web. Ben diverso è invece il diritto a essere dimenticati o "diritto all'oblio".

A pensarci bene il web è l'unico posto in cui le cose, in un certo senso, non cambiano mai. Mentre nella vita reale i fatti tendono a sbiadirsi con gli anni, nella rete restano lì nero su bianco come il primo giorno. E se tali fatti hanno descritto un evento della nostra vita che invece vogliamo dimenticare, diventa impossibile farlo se ci sarà sempre qualcuno pronto a ricordarcelo con un semplice link. Tutti crediamo sia giusto che determinate informazioni, ancorché appartenenti al passato, siano rimosse quando non più asservite al diritto di cronaca e in qualche modo lesive della reputazione personale. Insomma, tutti hanno diritto a redimersi, anche nel web.

Chiedere è lecito, rispondere è cortesia.

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