Senza il contraddittorio preventivo l'accertamento rischia di essere illegittimo. È questa la conseguenza delle più recenti pronunce delle Sezioni Unite della Cassazione che hanno attribuito alla fase del contraddittorio un ruolo sempre più centrale ai fini della validità dell'atto impositivo.

Le Sezioni Unite, con la sentenza 19667/14, hanno ribadito che incombe sugli uffici un generale obbligo di attivare sempre il contraddittorio preventivo rispetto all'adozione di un provvedimento che possa incidere negativamente sui diritti e sugli interessi del contribuente. In caso contrario l'atto è nullo. Si tratta di un principio applicabile a qualsiasi procedimento amministrativo tributario a prescindere dal nome dell'atto emesso.

 

La Cassazione (ordinanza 24739/2013) ha inoltre precisato che il contraddittorio deve avere carattere sostanziale e non solo formale, proprio per la funzione di garanzia che deve avere.

Il Collegio pertanto ha rilevato che non è possibile considerare «contraddittorio» la mera ricezione di documenti da parte dell'ufficio, pur redigendo a tal fine un verbale di comparizione, chiamato appunto «verbale di contraddittorio».

Seguendo i principi ulteriormente confermati dalle Sezioni Unite, il contribuente deve quindi essere informato della pretesa che l'amministrazione emetterà a suo carico. E la mera convocazione per fornire documentazione non potrà di per sé assolvere l'onere di contraddittorio preventivo richiesto.

Chiedere è lecito, rispondere è cortesia.

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