Appare di notevole rilevanza la pronuncia della Corte di Cassazione, Sez. III, del 12.2.2015 n. 11353 la quale ha affermato che il dolo generico del reato di cui all'art. 2 co. 1 bis d.l. 463/83 può essere escluso in considerazione del modesto importo delle somme non versate o della discontinuità ed episodicità delle inadempienze.
Va osservato che il reato di omesso versamento di ritenute previdenziali ed assistenziali operate sulle retribuzioni dei lavoratori richiede il dolo generico che si integra con la coscienza e volontà della loro omissione o tardività.

Dunque, in virtù di tale orientamento giurisprudenziale, l'imprenditore che ha omesso il versamento di ritenute previdenziali per un importo modesto ed in maniera episodica non risponde del reato di cui all'art. 2 co. 1 bis d.l. 463/83, essendo escluso l'elemento psicologico del reato.
E' possibile ritenere che il concetto di importi modesti debba essere valutato di volta in volta e rapportato all'ammontare delle ritenute complessivamente erogate e dovute dall'imprenditore (si consideri, in ogni caso, che il Tribunale di Asti, con sentenza 27.06.2014, ha escluso la responsabilità penale per omesso versamento di ritenute per un importo inferiore a 10.000 euro per ciascun periodo di imposta).
Per quanto attiene alla episodicità della condotta, l'espressione, certamente indicando che l'omissione o il ritardo non debbano rientrare nel modus operandi dell'imprenditore, non appare adeguatamente determinata.
Inoltre, la Corte ritorna su un profilo particolarmente sentito anche dall'opinione pubblica affermando che lo stato di insolvenza, che ha portato l'imprenditore a privilegiare il pagamento delle retribuzioni ed a pretermettere il versamento delle ritenute previdenziali, non esclude la responsabilità di quest'ultimo per il reato di cui all'art. 2, comma 1 bis d.l. 463/83.
D'altronde, la Suprema Corte ha più volte specificato che tale reato è configurabile anche nel caso in cui si accerti l'esistenza del successivo stato di insolvenza dell'imprenditore, in quanto è onere di quest'ultimo ripartire le risorse esistenti al momento di corrispondere le retribuzioni ai lavoratori dipendenti in modo da poter adempiere all'obbligo di versamento delle ritenute, anche se ciò possa riflettersi sull'integrale pagamento delle retribuzioni medesime ( ex multis, Cass. Sez. 3 n. 38269 del 25.09.2007). Stato di insolvenza, quindi, che non libera il datore di lavoro a corrispondere le ritenute previdenziali all'INPS, quale sostituto del soggetto obbligato, unitamente alle retribuzioni dovute.
Laddove il datore di lavoro decida di corrispondere le retribuzioni e non le ritenute previdenziali dovute, anche se tale situazione è causata da uno stato di insolvenza, incorrerà in responsabilità penale per il reato di omesso versamento delle ritenute.
In effetti, il nostro ordinamento evidenzia una particolare tutela del pagamento delle ritenute previdenziali rispetto al pagamento delle retribuzioni dei lavoratori. Basti pensare che, a fronte della previsione normativa di cui all'art. 2, co. 1 bis d.l. 463/83, il mancato pagamento delle retribuzioni non comporta alcuna responsabilità penale.
Sotto un piano prettamente giuridico, l'irrilevanza dello stato di insolvenza appare un ragionamento privo di qualsiasi censura, tuttavia, suscita perplessità ove rapportato alla grave crisi economica che ha caratterizzato il nostro paese in questi ultimi anni.

Chiedere è lecito, rispondere è cortesia.

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