Prima di aderire alla rottamazione delle cartelle esattoriali, il contribuente farebbe bene a verificare che i crediti erariali non siano prescritti. Molto spesso, infatti, le pretese della pubblica amministrazione sono relative a crediti risalenti nel tempo, per i quali è già maturata la prescrizione e quindi non sono più dovuti.

Va ricordata, in proposito, la recentissima sentenza n. 23397 del novembre 2016, con cui le Sezioni Unite della Cassazione hanno definitivamente stabilito che le pretese della Pubblica Amministrazione (Agenzia delle Entrate, Inps, Inail, Comuni, Regioni etc.) si prescrivono nel termine “breve” di cinque anni, anche nei casi in cui la cartella esattoriale o altro provvedimento accertativo non sia stato impugnato dal contribuente.

Di fatto, la sentenza ha chiarito che la omessa impugnazione di un provvedimento accertativo o esattoriale non può consentire all’atto in oggetto di acquistare “efficacia di giudicato”, giacchè i citati atti sono “espressione del potere di autoaccertamento e di autotutela della P.A.”.

Per tale ragione, “l’inutile decorso del termine perentorio per proporre opposizione, pur determinando la decadenza dell’impugnazione, non produce effetti di ordine processuale […] con la conseguente inapplicabilità dell'art.2953 c.c. ai fini della prescrizione”.

In altri termini, anche se il contribuente non ha impugnato a suo tempo la cartella esattoriale, il termine di prescrizione resta comunque quinquennale. Il termine di prescrizione diventa decennale “soltanto per effetto di sentenza passata in giudicato, oppure di decreto ingiuntivo che abbia acquisito efficacia di giudicato formale e sostanziale”.

Per fare un esempio a chiarimento di quanto appena detto, si pensi ad un cittadino che abbia ricevuto nel marzo 2012 una cartella esattoriale e abbia deciso di non impugnarne il contenuto.Unico effetto che consegue a tale omissione è l’accertamento definitivo del credito della pubblica amministrazione, che non può più essere contestato.

Rimane però fermo il termine prescrizionale di 5 anni, al cui scadere (ossia nel marzo 2017), se la pubblica amministrazione non avrà nel frattempo provveduto ad avviare l’esecuzione mediante pignoramento oppure non avrà inviato alcun atto interruttivo della prescrizione (ad esempio attraverso la rinotifica della cartella esattoriale), il credito sarà automaticamente prescritto.

Il contribuente, in tal caso, potrà agire in via giudiziale al fine di far accertare la prescrizione della cartella esattoriale e ottenerne l’annullamento definitivo.

In conclusione, l’adesione alla rottamazione delle cartelle esattoriali non sempre costituisce la soluzione più economica per chiudere i conti con vecchi debiti erariali. In alcuni casi è preferibile e più economico ricorrere alla via giudiziaria per ottenerne direttamente l’annullamento.

Chiedere è lecito, rispondere è cortesia.

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